
Storia
Un cammino lungo 50 anni
Una storia che non si ferma
Tutto comincia a Termoli, nel 1976. Bruno Lanzone e sua moglie Pina Ceccarelli aprono un ristorante sul mare, e lo chiamano Cian — con quella semplicità che appartiene solo alle cose vere, a quelle che non hanno bisogno di spiegarsi.
Sono anni di lavoro duro, silenzioso, quotidiano.
Bruno sceglie il pesce uno per uno, con le mani, con gli occhi, con il naso. Parla con i pescatori, a capire cosa porterà il mare il giorno dopo. Non è un metodo: è un modo di essere. È il fondamento di tutto quello che verrà.
Dal 1976, una certezza.
Per anni il Cian diventa un'istituzione della costa molisana. Non un indirizzo tra i tanti: una certezza.
La cucina di Pina — i sapori del mare, la pasta fatta in casa, il brodetto alla termolese preparato come si faceva da sempre — diventa il cuore pulsante di un locale che la gente frequenta non per abitudine, ma per scelta. Per quel senso di appartenenza che solo i posti davvero buoni sanno dare.
Poi, nel 2015, arriva la chiusura. Forzata, dolorosa, inattesa. Il ristorante chiude, e con esso sembra chiudersi anche un pezzo di storia della ristorazione termolese.

La continuità
Ma le storie vere non finiscono, si trasformano.
È Miriana, figlia di Bruno e Pina, a non accettare la resa. Cresciuta in quella cucina fin da bambina — dai nove anni in poi a spinare il pesce azzurro insieme alla mamma — decide di riprendere il filo. Non per nostalgia, ma per convinzione.
Con suo marito Mario al fianco, sceglie un borgo silenzioso a pochi chilometri da Termoli, il centro storico di San Giacomo degli Schiavoni, e lì riapre.
Il nome resta uguale, l'anima anche. Ma il Cian, per la prima volta, è anche loro.
Due persone che si completano
Miriana e Mario
Raramente in un ristorante cucina e sala parlano la stessa lingua. Al Cian accade in modo naturale, senza sforzo visibile — perché Miriana e Mario non sono semplicemente una coppia di gestori, ma due metà di un'unica visione.
Insieme, Miriana e Mario incarnano qualcosa che nella ristorazione è raro: la simbiosi tra chi cucina e chi accoglie, senza gerarchia e senza confini definiti.
Il Cian è grande — anche — perché loro due funzionano.
«Volevamo creare un ambiente che fosse come una seconda casa per i nostri ospiti.»

Chef
Miriana
Miriana è la cucina. Ma prima di tutto è una persona che ha scelto: ha lasciato il diritto per tornare ai fornelli, non per ripiegare su qualcosa di più semplice, ma perché aveva capito che quella era la sua strada — quella che sua madre aveva tracciato, e che lei avrebbe percorso a modo suo.
Porta avanti le ricette di famiglia con rispetto assoluto, e allo stesso tempo le interroga, le esplora, le porta dove la tradizione non aveva ancora osato arrivare. Lo fa senza rumore, con quella naturalezza che contraddistingue chi è davvero bravo: senza annunciarlo, senza spiegarlo. I piatti parlano.

Maître e sommelier
Mario
Mario è la sala. Ma anche qui la parola è riduttiva. Maître e sommelier professionista, è lui a fare del momento a tavola qualcosa di più di una cena. Guida, consiglia, racconta — senza quella saccenza che spesso si incontra nei ristoranti che si prendono troppo sul serio.
Sa stare un passo indietro senza sparire, sa essere presente senza pesare. La sua carta dei vini è il risultato di anni di ricerca autentica; le degustazioni guidate di whisky, rum e bourbon che propone ai clienti più curiosi sono un'altra faccia dello stesso rigore.
Riconoscimenti
Le conferme di un percorso
Nel 2022 Miriana vince 4 Ristoranti di Alessandro Borghese, miglior ristorante della costa molisana. Nel 2025 arriva il Cravattino d'Oro AMIRA, primo riconoscimento di questo tipo in tutta la regione.
Il Cian figura tra i locali segnalati dall'Accademia Italiana della Cucina, e figura stabilmente tra i locali di riferimento per la critica e la stampa enogastronomica nazionale.
È semplicemente il riflesso di ciò che accade ogni sera in quella sala.








«Allora «ce ne fossero». Ben sapendo che se Cian dagli anni '70 resiste alle trasformazioni e alle difficoltà… i motivi non sono involontari.»
Borgo Cian
Il lusso della lentezza
Borgo Cian nasce da un'idea di Mario, e dalla convinzione che l'ospitalità del Cian potesse estendersi oltre la tavola. Non una semplice struttura ricettiva: un hotel diffuso nel cuore del borgo storico, pensato per chi cerca il «lusso della lentezza», quel turismo pacifico, profondo, lontano dall'urgenza delle mete di massa.